Qual è la differenza tra Nebbiolo e Barolo?

bottiglie di nebbiolo e barolo boroli
Chi si affaccia sul panorama enologico piemontese, può trovarsi nella situazione di indagare la differenza tra Nebbiolo e Barolo: due eccellenze che raccontano una terra ricca di storia e sapori, a partire dalle radici più profonde.

La genesi di un ottimo vino è un esercizio di sintesi. Un’opera di traduzione che coinvolge il ciclo delle stagioni e l’unicità del territorio, la cultura vinicola e la struttura del terreno, che racchiude l’ampiezza del paesaggio nel volume di una bottiglia. È una meraviglia che si compie da migliaia di anni: una storia che passa di generazione in generazione, un segreto che attraversa le annate per rivelarsi nel gusto inconfondibile di ogni singolo sorso.

Eccezionale depositaria di queste percezioni è un’uva legata a doppio filo con un territorio generoso, ricco di bellezza e sfumature: il Nebbiolo. Il vitigno autoctono del Piemonte per antonomasia, nobile ed esclusivo, esige una coltivazione esperta e sapiente. Le Langhe – terra d’elezione in cui il Nebbiolo raggiunge splendide vette qualitative – sono patria di vini potenti ed eleganti al tempo stesso, corposi e strutturati.

Una storia vitivinicola notevole, di fama internazionale, parte dal singolo acino: una bacca nera e pregiata, in cui è possibile riconoscere l’origine del nome: l’opacità densa della buccia – data da un’abbondanza di pruina – suggerisce la schermatura tipica della nebbia, la stessa che si posa sulle colline morbide delle Langhe nella stagione della vendemmia.

La famiglia Boroli conosce ogni dettaglio del Nebbiolo, in tutte le sue stagioni, da oltre 30 anni. Tra queste, per assaporare le note più suggestive di quest’eccellenza vinicola, il 2021 è stata un’annata particolarmente generosa ed equilibrata, di clima mite e buona piovosità. Il Langhe DOC Nebbiolo firmato Achille Boroli del 2021 è una bottiglia carica di carattere e freschezza, da gustare in compagnia, un sorso alla volta per un progredire di stimoli sensoriali. Si presenta di un color rosso brillante, con note fresche e fruttate – reminiscenze di prugna e amarena, i tannini sono vellutati e armonici; un’architettura di stimoli equilibrata, perfetta espressione del cru di riferimento, un dialogo tra prodotto e territorio, eccellenza di prodotto e di lavorazione.

A proposito di lavorazione, qual è dunque la differenza tra Nebbiolo e Barolo? Iniziamo dall’aspetto principale: il Nebbiolo è il vitigno, il Barolo è uno dei vini prodotti dalla vinificazione delle uve Nebbiolo. Approfondiamo di seguito tutti i dettagli.

Quando un vino diventa Barolo?

Il Barolo è considerato da molti esperti enologi e sommelier la massima espressione del Nebbiolo e del territorio di Langa. Detto “re dei vini e vino dei re”, è un prodotto di altissima levatura, una bottiglia passata di mano in mano tra i nomi più luminosi della Storia d’Italia: Camillo Benso Conte di Cavour, Carlo Alberto, Giulia di Barolo, Vittorio Emanuele II. Il Barolo è aristocratico e potente, profondo e raffinato. Un’esplosione di gusti e profumi che si accende ad ogni stagione con intensi accenti di viola, spezie, liquirizia, frutta matura, cuoio, tabacco e minerali; un assaggio sontuoso, di lunga persistenza e con una lunga tradizione alle spalle. Un’intensità che assume il carattere di un capolavoro.

Ma chiariamo una questione fondamentale: quando un vino diventa Barolo?

Perché possa rientrare nella definizione – e nella denominazione certificata – di Barolo DOCG, il vino deve rispettare parametri rigorosi. Per prima cosa è necessario l’impiego di sole uve Nebbiolo, in purezza. Inoltre, il vitigno deve soddisfare precise caratteristiche in termini di esposizione (che non sia orientato a nord) e di altitudine (dai 170 ai 540 metri sopra il livello del mare). Altri limiti sono derivati dalla densità della coltivazione, dalla tecnica di potatura e dalla composizione del terreno.

Il Barolo è un’eccellenza figlia del territorio delle Langhe, il cuore dell’enologia piemontese dove storia e natura, geologia e tradizione si muovono in un unico respiro. L’area subgeografica di riferimento è compresa tra undici comuni della provincia di Cuneo: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e parte dei comuni di Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi.

Quanto deve affinare il Barolo?

Il Barolo, una delle eccellenze enologiche più blasonate dentro e oltre i confini nazionali, si qualifica per la vocazione all’invecchiamento. Il fregio dell’etichetta DOCG esige una permanenza in cantina di almeno 38 mesi, di cui 18 in legno. Nella sua versione Riserva, il periodo d’invecchiamento si protrae per un minimo di 62 mesi (pari a oltre 5 anni). Un piacere sublime: lento nella lavorazione e persistente al palato.

L’affinamento in legno – fulcro del processo di vinificazione del Barolo – asseconda il metodo di due differenti scuole di pensiero. È proprio questa la modalità d’affinamento del Barolo DOCG del 2018 proposto dalla cantina Boroli: una bottiglia sinonimo diretto di eleganza che suggerisce degustazioni intense, complesse. Tannini vellutati, colore rosso brillante, ricordi di frutti di bosco dolci e liquirizia sono gli elementi principali di una sinestesia lirica che si accende ad ogni sorso. Un vino che racconta un terroir inconfondibile, un carattere deciso, forgiato da un’estate dallo sviluppo graduale e di piogge abbondanti –  una delle migliori annate del decennio.

Differenza tra Nebbiolo, Barolo e Barbaresco

Il Barolo non è il solo grande protagonista della produzione enologica di Langa. A contendere il trono di re dei vini piemontesi, si fa largo in tempi più recenti un’altra eccellenza del territorio. Il Barbaresco è un vino amabile e raffinato, pur conservando la maestosità del suo rivale, ravvivato da note fruttate e floreali, di sottobosco e pepe bianco. Qual è dunque la differenza tra Nebbiolo, Barolo e Barbaresco? Come sappiamo, il Nebbiolo è il vitigno tipico del territorio di Langa, di cui il Barolo è una delle etichette di maggior rilievo e qualità. Anche il Barbaresco DOCG è un vino risultato dalla vinificazione in purezza del Nebbiolo, coltivato in terreni leggermente più sabbiosi, corrispondenti ai comuni di Barbaresco, Neive, Treiso e la frazione San Rocco Senodelvio, aggregata al comune di Alba. In pochi chilometri di distanza, due identità ben definite.

L’uva Nebbiolo vanta un’ulteriore particolarità: è capace di raccontare il territorio con straordinaria precisione. Le sue lunghe radici sono estremamente ricettive – raggiungono senza difficoltà i sette metri di profondità – e raccolgono le caratteristiche più recondite e peculiari del terreno; un libro aperto sulle meraviglie di una regione da raccontare annata dopo annata come capitoli di una storia che si perde nelle profondità della cultura enologica degli inizi.

La differenza tra Nebbiolo e Barolo in termini di gusto si gioca sui dettagli. Questi protagonisti esprimono in definitiva l’intero patrimonio – enologico, culturale, paesaggistico – delle Langhe, un territorio dove le colline sono pennellate come su una tela d’artista. Barolo e Barbaresco si distinguono per dettagli lievi: una maggiore profondità il primo, un po’ più di leggiadria il secondo. È questione di sfumature, ma in una terra così le sfumature sono tutto. Vieni a trovarci, per scoprire di più!

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Le cantine Boroli, situate a Castiglione Falletto, sono il posto perfetto per immergersi nel magico territorio delle Langhe con percorsi di degustazione e vivere un’esperienza indimenticabile all’insegna della scoperta e del buon vino.

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