Vino e Global Warming: come affrontiamo il riscaldamento climatico

Vino e riscaldamento climatico Boroli Castiglione Falletto

Da tempo ormai la tematica relativa al cambiamento climatico e al global warming ha interessato in modo determinante anche il mondo vitivinicolo.

Vediamo dunque nello specifico quali sono le problematiche legate all’innalzamento delle temperature che si ripercuotono nelle colture e nella produzione enologica.

 

Cos’è il riscaldamento climatico e perché interessa le colture?

Prima di approfondire il legame tra vino e global warming è bene ricordare che questa condizione climatica si sta ripercuotendo su numerosi settori, dall’alimentare al turistico, creando gravi disagi anche all’interno del mondo vitivinicolo. 

Quando parliamo di riscaldamento climatico, facciamo riferimento a quell’insieme di alterazioni ambientali responsabili delle emissioni di gas serra e del conseguente innalzamento delle temperature del Pianeta.

L’Istituto Nazionale francese della Ricerca Agronomica (INRA) fornisce una proiezione preoccupante: se le temperature medie dovessero salire ancora di 2 gradi, entro il 2050 il 56% delle attuali regioni vitivinicole nel mondo potrebbe sparire.

Perché il riscaldamento globale interessa le colture? 

Partendo dalle tecniche di coltivazione, per produrre un ottimo vino, le viti necessitano di molto sole e calore, ma quando le temperature diventano troppo elevate causano perdita di acidità, aumento di zuccheri e influenzano negativamente gli aromi fruttati.

Molte zone baluardo di produzione vinicola rischiano dunque di non essere più indicate per la produzione, mentre altri luoghi – finora inesplorati dalla cultura enologica – potrebbero prenderne il posto.

L’esplosione dei vini inglesi dell’ultimo periodo ne è un chiaro esempio. In un paese di certo non famoso per la produzione di vini pregiati, oggi si contano più di cinquecento vigneti capaci di proporre numerose varietà di uva. 

Clima e luoghi dove coltivare non sono gli unici fattori a mutare. Il gusto del vino sta cambiando, perché ad essere diverse sono le condizioni ambientali e le caratteristiche della composizione del suolo. Per questo motivo, anche si spostassero i vigneti a nord, sarebbe estremamente difficile riprodurre quegli stessi sapori che da sempre caratterizzano determinati vini ed aromi, come il gusto vellutato e strutturato del Barolo firmato Boroli o in generale l’aroma pieno dei Nebbioli piemontesi.

La parola chiave è terroir. Dal francese, questo termine indica tutti i fattori ambientali che possono influire sul sapore del vino (dall’area geografica alla composizione del suolo, fino ad arrivare alle condizioni climatiche). Gli elementi raggruppati sotto questo nome stanno cambiando velocemente: a temperature maggiori corrispondono vini più zuccherati, quindi più alcolici. Allo stesso modo in paesi più freddi le produzioni vinicole aumentano, e i vitigni mediterranei diventando sempre più difficili da gestire.

Un problema su due fronti: da un lato una soluzione può essere rendere le strutture storiche in grado di reinventarsi e regolare il sapore dei loro vini in base alle nuove condizioni ambientali (così come è successo per alcune produzioni di Bordeaux in Francia); dall’altro si può scegliere di spostarsi verso nuove mete per svolgere al meglio quest’arte dalle origini antiche, adattandosi a terreni diversi di coltivazione. 

Quest’ultima non è una soluzione percorribile quando il legame con il territorio è sentito non solo dal gusto del vino, ma anche dalla storia che lega cantina, produttori e paesaggio – realtà virtuose e ricche di tradizioni, come la Tenuta Boroli.

Conseguenze del riscaldamento climatico sulla produzione vitivinicola

Numerose sono le ripercussioni del riscaldamento globale sui vini, a partire dalla produzione. Le piante sono in sofferenza, la resa è inferiore al passato e i grappoli si bruciano sempre più facilmente. L’uva cresce in un habitat non più ottimale, seccandosi sul lato rivolto verso il sole ma non rendendo possibile la normale maturazione degli acini presenti sul versante opposto, che rimangono acerbi.
In questo clima incerto, in risposta a conseguenze sempre più difficili da gestire, c’è stato il tentativo di preservare le tradizioni, i territori e i vini stessi, attuando piccoli adeguamenti alla produzione classica. In questa circostanza è necessario parlare delle vendemmie anticipate. Una conseguenza diretta dell’aumento di temperatura degli ultimi anni: con un clima più caldo l’uva matura prima, anche se in modo non uniforme, sorge quindi la necessità di raccoglierla e lavorarla in tempi inferiori a quelli a cui si era abituati. Questa soluzione può comportare alcune complicazioni: la raccolta anticipata può compromettere la corretta accumulazione di composti secondari, che consentono di formare l’insieme di aromi che caratterizza un vino di qualità.

Scopri di più sulle tecniche e sui tempi di vendemmia nel nostro articolo Come capire quando è il momento di vendemmiare?

Tecniche per ridurre l’impatto del global warming sulla produzione di vino italiano

Per riuscire a fronteggiare al meglio l’impatto del global warming sulla produzione vitivinicola, ci sono diversi accorgimenti che potrebbero tornare utili: uno tra questi è sicuramente il controllo della chioma.
Non trascurare le foglie della vite è un must in condizioni climatiche come quelle che stiamo attraversando. Per far fronte alle sempre più frequenti scottature solari sull’uva, è necessario riconsiderare quanto fogliame tenere per consentire una corretta ombreggiatura. In passato spesso si rimuoveva gran parte della chioma per permettere ai frutti di prendere più sole possibile, oggi invece è bene lasciare una parete fogliare molto ampia, in modo che possa proteggere ed ombreggiare i grappoli.
Un’altra soluzione spesso adottata per ridurre l’impatto del riscaldamento globale sulla produzione vitivinicola si avvale di una tecnica agronomica denominata “sovescio”, utile per combattere le piante infestanti in modo naturale e regolare la vigoria delle viti. Vi sono poi alternative che possono essere complementari ad altre soluzioni, come l’inerbimento, che riduce il rischio di erosione, aumenta la biodiversità e protegge il terreno dal sole tenendo la temperatura sotto controllo.
Si può utilizzare inoltre il caolino (una polvere derivata dall’omonima roccia), per riflettere la luce e mantenere una temperatura minore ed uniforme su grappoli e foglie.
Infine, l’uso di alghe naturali è di fondamentale importanza per combattere alcune patologie fungine della vite e come aiuto e sostegno allo sviluppo delle piante.
Ci sono molte opzioni per rispondere al global warming e al suo effetto sulla produzione vinicola in modo efficace, senza mai trascurare l’importanza di mantenere la naturalezza del prodotto per garantire un’ottima crescita delle piante e un aroma equilibrato e caratteristico.
Tenacia e spirito di adattamento solo le risorse fondamentali per garantire la qualità, per continuare a raccontare, annata dopo annata, una storia di unicità ed eccellenza.

VISITA LA
CANTINA

Le cantine Boroli, situate a Castiglione Falletto, sono il posto perfetto per immergersi nel magico territorio delle Langhe con percorsi di degustazione e vivere un’esperienza indimenticabile all’insegna della scoperta e del buon vino.

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